Intenso, sincero e saporito. A volte maleodorante, poco presentabile ma appetitoso.
E' il mondo che preferisco incontrare quando pedalo. Sospeso tra i colori sbiaditi del passato e la sensualità di un futuro che agita il culo. Una terra di mezzo dove il benessere non ha ancora impacchettato la sua vetrina lucente. Un retro bottega, un avanzo scaldato di costaiola in umido della sera prima. Nulla a che fare con le alpi immacolate dei parchi nazionali. Tutt'altro. Il mio spettro pedalabile è l'appennino dimenticato e abbandonato, fatto di paesi vecchi e ammuffiti dove il partito della spuma bionda vince ancora sulla coca-cola.
Qui mi sono trovato a trascorrere intere giornate in sella. Qui ho incontrato questo popolo da retro bottega: una razza a parte, non curante di tutto ciò che è apparire e con la fortuna di poter entrare al bar con le scarpe infangate. Facce di un altra musica che ha nelle vene la consapevolezza della terra. Per incanto la bicicletta mi ha mostrato questo mondo che non è di certo sulle strade più battute. Una realtà in esilio, fuori dai riflettori: gente brutta con il cappello del mangimificio con la panda 4x4. Donne baffute che guidano i trattori con la baraccana piena di fieno. Ultranovantenni che in preda a qualche "bianchino di troppo raccontano storie imperdibili. Piccole botteghe che sono al tempo stesso bazaar, bar e ufficio postale.
Genti e luoghi che senza la bicicletta mai avrei immaginato, ma che ora ho il privilegio di vedere, annusare, toccare e sentire..


