“Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e conoscenza”
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120)

Inferno, Ottava bolgia, girone dei fraudolenti. Povero Ulisse, condannato come consigliere fraudolento. Verrebbe da dire che il nostro Dante non avesse capito una mazza. Invece no! Lui viaggiava con la mente e la parola, si perse nel mezzo del cammin e ci donò la più grande opera psichedelica di tutti i tempi, dove anche attraverso le parole di Ulisse esprime liberamente il suo profondo sentire.

Ulisse il condannato affrontò senza paure l’ignoto, smanioso di sperimentare, esplorare e conoscere. Insomma un vero e proprio visionario, a cui ci ispiriamo nel nostro vagare randagio. Con lui condividiamo la nostra pena e la nostra gioia, di scivolare continuamente, sempre più lungo, dilatando lo spazio ed il tempo, conoscendo l’inizio e la fine, ma improvvisando la strada, ubriacandoci di fatica e piacere, di valle in valle, di cima in cima, sempre più lontano, sempre un poco oltre, in una incessante e gustosa ricerca di nuovi stimoli, esperienze e punti di vista. Per scoprire che non vi sono colonne d’Ercole, che il mondo dentro e fuori di noi non ha limiti, ma vi è solo la nostra limitatezza di spaventati ed inutili animali … forse pensanti.

Qui trovate il vagar nel nostro girone infernale, in immagini e versi del Divino Poeta.
Prosaicamente possiamo dire che si è trattato di una gran bella cavalcata tra Val Seriana e Val di Scalve.
Da Lizzola su per la Val dell’Asta, sino in Sponda Vaga, e poi giù in Val Sedornia sino a farci inghiottire dal fitto bosco, per risbucare ansimanti nella Valle di Vigna Vaga, e raggiungere la cima di Fontanamora. Da buoni marinai non potevamo non veleggiare su è giù per il mare in burrasca, sino ad approdare sul Ferrantino, al cospetto della Regina di questi lidi. Di nuovo le prue puntano verso il basso sino alla Malga Polzone, per poi riemergere nella bonaccia assoluta della Val Conchetta, dove al suo sommo ci accolgono le due morbide rotondità del Pizzo di Petto. Come marinai ormai stanchi ci abbandoniamo nel vellutato decolletè del vallone nord, sino al timido laghetto di Vigna Vaga. Testa bassa e si risale nuovamente allo Sponda Vaga, per poi veleggiare sino a Lizzola.