"non sono niente
non sarò mai niente
non posso volere essere niente
a parte ciò, ho in me tutti i sogni del mondo"
F. Pessoa
Stanco finalmente stanco.
Spossato come non mi sentivo da tempo, ne avevo proprio bisogno ... che liberazione ...
Sentire l'acido che risale nelle gambe, mentre, verso casa, salgo la rampa di scale, dopo avere riposto la bicicletta in cantina ... libidine ed appagamento.
Ormai è buio, nello zainetto giace "il poeta è un fingitore" di Pessoa, i colori e la luce vibrano nelle mie cellule, iniettano le mie pupille.
Breve ed intenso, rapido e leggero. Tre ore e mezzo di pura azione psicofisica.
Le donne chiacchierano assorte, crogiolandosi al sole. I bimbi giocano e crescono, velocemente. Mi rotolo pigramente sul divano.
La bici è appoggiata al muro, il casco e lo zaino abbandonati sul pavimento e le scarpe non so dove. Lo sguardo si perde oltre la finestra aperta, tra il giallo dell’erba e l'azzurro del cielo, rincorrendo l'autunnale profilo di un giovane castagno, piantato li, dal caso. Mi perdo nello sfumare del fogliame, esplorando infinite scale cromatiche. Esplosioni sferiche di spine, verdi ed ocra, partoriscono lucidi e gonfi frutti. La mano accarezza curiosa la montagna di libri e riviste ammassata sul tavolino. Mi piace curiosare le segrete letture degli amici. Mi ritrovo a leggere casualmente un piccolo libro, mi interrompo ascolto le calde voci delle donne ed il vociare innocente dei cuccioli. Torno a scrutare il cielo, oltre il profilo boscoso del crinale. Le mani stringono il libro, tra pollice ed indice sfoglio velocemente le pagine, come un mazzo di carte, il soffio profumato della carta, vecchia ed ingiallita, mi sfiora le narici. Apro a caso e leggo. Poesia o sogno tra le pagine. Finzione o realtà oltre la finestra?
Mi alzo raccolgo lo zaino, recupero le scarpe ed infilo il casco. Esco. ll sole oltre lo zenit mi ferisce gli occhi, mostro il piccolo volumetto alla sua padrona e lo metto nello zaino. Lei fa un cenno d'assenso e mi racconta la strana storia, sua, di quel libro. Saluto. Prendo la bici e parto.
Poco meno di quattro ore mi separano dal tramonto, la voglia di sfinirsi è dirompente, il desiderio di fare vagare la mente, libera dall'azione impellente di un corpo, dilaga. Si sale, scendo e spingo tra fango e ricci, pedalo tra castagne e foglie, sono presto in cima, al tepore del sole. Mi fermo un attimo, una mela ed il libro escono dallo zaino, due frasi mi colpiscono tra gli occhi, mentre metto le protezioni e sto già scendendo. Lame di luce filtrano tra i rami, la ruota scorre veloce su un fondo di terra compatta e leggermente umida, inabissandosi nella foschia della vicina pianura. Curve in appoggio si susseguono a brevi tratti rocciosi, per lasciare spazio a lunghi toboggan mai troppo ripidi, in cui è bello farsi cullare e cogliere ogni occasione per staccarsi dal suolo. Salgo, lungo una ripida e diritta strada che non conosce curve. Sudato ed in affanno, con il sole che mi scalda la schiena, giungo sul crinale.
Il lato oscuro mi attende ed il gioco si ripete. Dallo zaino escono come per incanto protezioni ed un volumetto, la sella è presto abbassata. Nastri di lettere si dipanano nel profondo della mente, la ruota scivola sul fango e sulle foglie umide. Lunghe derapate con la certezza che non ci sarà un arresto. Il bosco si chiude, si abbatte, mi obbliga al suo gioco di decomposizione ed ombra. Un odore organico mi satura le narici ed il fango si incolla su ogni superficie. Oltre il torrente ritorno alla luce, mi libero dalle bardature e pedalo sull'asfalto caldo di sole, pezzi di fango si liberano allegri nell'aria, lasciando i miei copertoni. Un'altra salita mi attende, al termine del nastro d'asfalto, un caffè anarchico e gratuito mi ristora, due chiacchiere ed il sentiero mi aspetta. Si proprio lui il sentiero su cui si vorrebbe solo scendere, oggi sarà la mia salita. Spingo, arranco, pedalo e rispingo. Sono stanco, felicemente stanco, il sole è basso sempre più basso, il tempo incalza, i tigli bruciano rossi come torce e gareggiano con i faggi che coprono gli altri crinali. Percepisco chiaramente il mio corpo affaticato ed il sapore del caffè sul palato. Queste sono le sensazioni che mi rendono vivo, queste giornate di ozio e di azione. Anarchiche, imprevedibili, al di là di ogni programma e di ogni previsione.
La mente viaggia e sono tra i casolari di Salmezza. Nei pressi della sorgente me ne sto sdraiato su un prato, la bici abbandonata, lo zaino aperto ed il profumo di una mela che mi avvolge il viso, mentre la sgranocchio, lasciando che il sugo mi coli dalle labbra. Apro a caso, una pagina nuova : "non sono niente ....." resto fulminato, con la bocca aperta, il boccone in bilico, il frutto nell'altra mano. Sono già bardato, ma il niente ed il sogno si rincorrono da un capo all'altro del mio stomaco, mischiandosi con i colori e la luce che continuo a trangugiare come acqua di fonte. Il corpo è teso, la stanchezza mi cura come un gatto sornione, la discesa è tecnica, ripida e rocciosa, proprio come amo, al limite di ogni equilibrio. Ma il sole oggi ha scaldato per bene la pietra asciugandola, i tasselli aderiscono come le parole di queste poesia nella mia mente.
Le antiche case del Castello mi accolgono.Non posso tornare prima di essere salito alla Corna Piatta: un posto magico, unico, una cima su cui nascondersi tra brughi, rade betulle dorate ed il cielo tutto attorno. Solitamente pedalo, su per questi prati, ma la stanchezza è troppa, spingo la bici, all'ombra della montagna, veloce, sempre più veloce, il sole oltre la cima sta calando tra le foschie della pianura. Non voglio che se ne vada senza avere la possibilità di salutarlo. L'aria è fredda, il sudore cola lungo la schiena, brividi.
Eccomi, alzo il capo in questo angolo di paradiso, come un rito mi abbandono nel solito punto, mi guardo attorno, questa è la mia casa. Ringrazio e saluto il sole, che mi regala una manciata di minuti per mangiarmi l'ultima mela e sfogliare ancora qualche pagina. L'oscurità avanza, ma la luce, il calore, i colori di questa giornata, sostengono il mio corpo e drogano la mia mente. L'ultima discesa, la più lunga e la più impegnativa mi chiama, non mi faccio attendere, lei premurosa mi accompagna nella mia piccola casa, dai miei cuccioli, dal mio amore.
Stanco finalmente stanco.
Spossato come non mi sentivo da tempo ripongo la bicicletta in cantina.
Corna Piatta (Valle Seriana) la Photogallery, le citazioni sono tratte da “Il poeta è un fingitore” di Fernando Pessoa – Edizione Feltrinelli