— Che cosa fai costí? — gli domandò Pinocchio, avvicinandosi.
— Aspetto [di] partire... - rispose Lucignolo.
— Dove vai?
— Lontano, lontano, lontano!
— E io che son venuto a cercarti a casa tre volte!...
— Che cosa volevi da me?
— Non sai il grande avvenimento? Non sai la fortuna che mi è toccata? Domani finisco di essere un burattino e divento un ragazzo come te, e come tutti gli altri.
— Buon pro ti faccia.
— Domani, dunque, ti aspetto a colazione a casa mia.
— Ma se ti dico che parto questa sera.
— E dove vai?
— Vado ad abitare in un paese... che è il piú bel paese di questo mondo: una vera cuccagna!...
— E come si chiama?
— Si chiama il «Paese dei balocchi». Perché non vieni anche tu?
Pinocchio obbedí senza rifiatare. Il carro riprese la sua corsa: e la mattina, sul far dell’alba, arrivarono felicemente nel «Paese dei balocchi».
Questo paese non somigliava a nessun altro paese del mondo. La sua popolazione era tutta composta di ragazzi. I piú vecchi avevano quattordici anni: i piú giovani ne avevano otto appena. Nelle strade, un’allegria, un chiasso, uno strillío da levar di cervello! Branchi di monelli da per tutto: chi giocava alle noci, chi alle piastrelle, chi alla palla, chi andava in velocipede, chi sopra un cavallino di legno: questi facevano a mosca-cieca, quegli altri si rincorrevano: altri, vestiti da pagliacci, mangiavano la stoppa accesa: chi recitava, chi cantava, chi faceva i salti mortali, chi si divertiva a camminare colle mani in terra e colle gambe in aria..
tratto da "Le avventure di Pinocchio" di Carlo Collodi, capitolo 30 e 31
E dopo tanta cuccagna, con nostra gran maraviglia,
a nessuno sono spuntate un bel paio d’orecchie asinine,
nè qualcuno è diventato un ciuchino, con la coda e tutto...
Preferisco rimanere burattino.
Il nostro paese dei balocchi.. (images)
Vernazza, Parco Nazionale delle Cinque Terre - 27 dicembre