Granita di mandorle
Frullate le mandorle, dopo averle pelate (200 gr. di mandorle dolci e 2 mandorle amare) con 2 dl. d’acqua e lasciate in infusione per qualche ora; poi, filtrate e raccogliete il trito in una garzina. Legatela a fagottino e strizzatela bene; quindi, immergetela per 10 minuti nel suo liquido e strizzatela ancora energicamente. Ripetete l'operazione un paio di volte; dopo, unite 3 dl. d'acqua e 50 gr. di zucchero semolato e portate a bollore. Fate sobbollire per 5 minuti; poi, spegnete la fiamma e aspettate che si raffreddi. Incorporate l'estratto e trasferite il composto in freezer a solidificare per almeno 8 ore, rimestando con una spatola, ogni mezz'ora.

L’estate più calda del nuovo millennio soffocava la penisola. il colonnello invano cercava refrigerio nel mare caldo, troppo, del Salento. Si sentiva un pollo, qualcuno direbbe un cappone, lasciato a mollo nel suo brodo, a sobbollire a fuoco lentissimo.
Si trascinava da una costa all’altra del tavoliere e nemmeno i ritmi della pizzica e della taranta riuscivano a smuoverlo, qualche guizzo gli percorreva il corpo nell’assaggiare un buon piatto di pesce cucinato a puntino.
Quella sera dopo essersi trascinato per le viuzze di Gallipoli ed essersi sciolto nell’aria calda di un rosso tramonto, si accascio sulle anonime seggioline del Bar Centrale, contornato da un umanità sudata, appiccicosa e gocciolante. “Le migliori granite di Gallipoli” recitava un cartello di poche pretese. Ne prese una, alle mandorle. Non sentì più il caldo opprimente, non sentì più nulla, solo un solido e fresco piacere che gli riempiva il corpo, un aroma pungente che saliva dritto al centro della fronte. La smania, come succede a chi non ha misura, s’impossessò di lui. Ringalluzzito, trasportò le vecchie membra alla fonte del miracolo, in un frigorifero di acciaio e vetro, che con dignità era arrivato in questo millennio, facevano bella mostra alcuni contenitori, ognuno con la sua targhetta: mandorla, caffè, limone. Le assaggiò tutte, l’ingordo, e bissò pure con quella alle mandorle.

Una meraviglia, nulla a che vedere con i comuni gelati, niente da spartire con quelle grattate di ghiaccio insaporite con dello sciroppo, queste granite erano una delizia per palati da buongustai. Si abbandonò alle mille sfumature del piacere e mentre tra lingua e palato si scioglieva lentamente l’impasto di ghiaccio e mandorle, sognò.
Sognò un inverno caldo, d’un caldo inusitato, forse il più caldo del nuovo millennio. Una valle del nord, alpina, fredda ed incassata; bastioni di roccia rigati da flussi d’acqua gelata. Lui era li con un gruppetto di amici, le cordate si rincorrevano da un flusso all’altro, golosi ed ingordi, voraci. Curiosi di assaggiare quelle incantevoli granite verticali, ognuna con il suo carattere, il suo sapore, con il suo gusto persistente che a fatica si scioglieva sul palato e che a lungo restava nella mente.
Un cameriere in canottiera, sudato e sorridente, lo risvegliò. Si riprese, l’inverno svanì, raddrizzò il capo, che pencolava sulla spalla, ed ordinò ancora … un’altra granita alle mandorle.
Gustatevi le immagini “INGORDI IN VAL PAGHERA”