domenica, 18 febbraio 2007

sciB

Ascolto. Un suono spensierato ed audace che si scatena passo dopo passo sino a diventare un ritmo marziale ed ossessivo lanciato al galoppo.
Gli ammortizzatori diventano come dita che affondano ed accarezzano i tasti di un pianoforte fatto di terra e rocce. Agili ed energetiche, queste dita idrauliche martellano con elegante vigore le asperità del terreno, ne assorbono il segreto e rielaborano un sogno acustico.

sciB

Un impasto di melodia e energia che assorbe le nostre menti. A tratti soave e fluido, poi psicadelico. Estasiati corriamo veloci per concretizzare il suono ammaliante che produciamo e che ci possiede. Passione, velocità e fantasia costruiscono una possente impalcatura sonora che ha il suo apice nel silenzio aereo. Tutto tace.

sciB

Le dita idrauliche si sollevano verso il cielo, non affondano più i tasti del pianoforte ma si librano nell'aria quasi ad invocare il sublime. Attimi preziosi e di stile. La consapevolezza della padronanza ritmica.
Poi la melodia riattacca ancor più determinata...

Il silenzio aereo: ascolta (wallpaper)

in qualche bosco di Finale Ligure
17 gennaio 2007

postato da: tarantolaorme alle ore 23:38 | Permalink | commenti (1)
categoria:impennata
giovedì, 15 febbraio 2007

Uno invecchia placidamente e pensa di saperne abbastanza, non molto ma abbastanza, delle cose e delle sue passioni, ma all’improvviso tutto si capovolge. Una nuova smania, improvvisa, si radica e si agita nel corpo e nella mente. La voglia di fare, di provare, di sperimentare non da requie. Il desiderio di giocare con il corpo e la mente, con le proprie paure e debolezze, su mutevoli muri liquidi, fissi nel gelo dell’inverno, dona una determinazione nuova. Ma nulla si improvvisa, si deve ripartire da zero, semplice apprendista nella bottega di un abile artigiano: gli occhi che scrutano, la mente che immagazzina, le mani che plasmano. In silenzio si osserva, in silenzio si ripetono i singoli e preziosi attimi che compongono il lavoro del maestro; dieci, cento, mille volte, per poi tentare timidamente di imitare l’intero lavoro svolto.

Inizialmente con la mano poco ferma, con una gestualità sporca ed impacciata, con tanto timore. La strada è lunga da percorrere ma il fuoco dentro brucia, da coraggio e dona sicurezza. Si tentano i primi esperimenti nel tentativo d’emulare il maestro, con il desiderio di percorrere una propria strada verso il cielo, in un continuo gioco tra estetiche architetture translucide e la poesia di un liquido istante cristallizzato.

GRANITE D’ALBIGNA – LA DIRETTA: le immagini

postato da: MauOrme alle ore 23:44 | Permalink | commenti (2)
categoria:granita
domenica, 11 febbraio 2007

Granita di mandorle

Frullate le mandorle, dopo averle pelate (200 gr. di mandorle dolci e 2 mandorle amare) con 2 dl. d’acqua e lasciate in infusione per qualche ora; poi, filtrate e raccogliete il trito in una garzina. Legatela a fagottino e strizzatela bene; quindi, immergetela per 10 minuti nel suo liquido e strizzatela ancora energicamente. Ripetete l'operazione un paio di volte; dopo, unite 3 dl. d'acqua e 50 gr. di zucchero semolato e portate a bollore. Fate sobbollire per 5 minuti; poi, spegnete la fiamma e aspettate che si raffreddi. Incorporate l'estratto e trasferite il composto in freezer a solidificare per almeno 8 ore, rimestando con una spatola, ogni mezz'ora.


L’estate più calda del nuovo millennio soffocava la penisola. il colonnello invano cercava refrigerio nel mare caldo, troppo, del Salento. Si sentiva un pollo, qualcuno direbbe un cappone, lasciato a mollo nel suo brodo, a sobbollire a fuoco lentissimo.
Si trascinava da una costa all’altra del tavoliere e nemmeno i ritmi della pizzica e della taranta riuscivano a smuoverlo, qualche guizzo gli percorreva il corpo nell’assaggiare un buon piatto di pesce cucinato a puntino.
Quella sera dopo essersi trascinato per le viuzze di Gallipoli ed essersi sciolto nell’aria calda di un rosso tramonto, si accascio sulle anonime seggioline del Bar Centrale, contornato da un umanità sudata, appiccicosa e gocciolante. “Le migliori granite di Gallipoli” recitava un cartello di poche pretese. Ne prese una, alle mandorle. Non sentì più il caldo opprimente, non sentì più nulla, solo un solido e fresco piacere che gli riempiva il corpo, un aroma pungente che saliva dritto al centro della fronte. La smania, come succede a chi non ha misura, s’impossessò di lui. Ringalluzzito, trasportò le vecchie membra alla fonte del miracolo, in un frigorifero di acciaio e vetro, che con dignità era arrivato in questo millennio, facevano bella mostra alcuni contenitori, ognuno con la sua targhetta: mandorla, caffè, limone. Le assaggiò tutte, l’ingordo, e bissò pure con quella alle mandorle.


Una meraviglia, nulla a che vedere con i comuni gelati, niente da spartire con quelle grattate di ghiaccio insaporite con dello sciroppo, queste granite erano una delizia per palati da buongustai. Si abbandonò alle mille sfumature del piacere e mentre tra lingua e palato si scioglieva lentamente l’impasto di ghiaccio e mandorle, sognò.
Sognò un inverno caldo, d’un caldo inusitato, forse il più caldo del nuovo millennio. Una valle del nord, alpina, fredda ed incassata; bastioni di roccia rigati da flussi d’acqua gelata. Lui era li con un gruppetto di amici, le cordate si rincorrevano da un flusso all’altro, golosi ed ingordi, voraci. Curiosi di assaggiare quelle incantevoli granite verticali, ognuna con il suo carattere, il suo sapore, con il suo gusto persistente che a fatica si scioglieva sul palato e che a lungo restava nella mente.
Un cameriere in canottiera, sudato e sorridente, lo risvegliò. Si riprese, l’inverno svanì, raddrizzò il capo, che pencolava sulla spalla, ed ordinò ancora … un’altra granita alle mandorle.


Gustatevi le immagini “INGORDI IN VAL PAGHERA”
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categoria:granita
giovedì, 08 febbraio 2007

La bicicletta richiede poco spazio. Se ne possono parcheggiare diciotto al posto di un auto, se ne possono spostare trenta nello spazio divorato da un'unica vettura. Per portare quarantamila persone al di la di un ponte in un ora, ci vogliono dodici corsie se si ricorre alle automobili e solo due se le quarantamila persone vanno pedalando in bicicletta.
”Elogio alla bicicletta” Ivan Ilich – Bollati Boringhieri – 2006

 

bike

Elogio alla bicicletta: si tratta di un breve saggio scritto nel 1973 dal filosofo, storico ed antropologo Ivan Ilich. Riedito da Bollati Boringhieri e più che mai attuale. Le due ruote come alternativa energetica, dove ognuno controlla la propria energia metabolica e non ne consuma di esterna.
Andare in bicicletta è bello e saggio, e per noi di Orme anche molto divertente. Al di la di qualsivoglia ideologia.
Leggete. Pedalate. Divertitevi.

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categoria:impennata
lunedì, 05 febbraio 2007
Il sole stava sorgendo; era il momento più freddo della giornata. Poco prima uno sciatore solitario era passato lungo la stradetta, Poi era salito sul prato. Ma dove andava? Certamente era uno che non amava le piste affollate e gli impianti di risalita. Un solitario che andava per il suo inverno, con i suoi ricordi, i suoi pensieri.
”STAGIONI – Mario Rigoni Stern”


Semplici parole.
Efficaci.
In ciò risiede la potenza della scrittura di Mario Rigoni Stern.
Alle sue preziose frasi, perfette come un cristallo di neve, affido il commento di questa manciata d’immagini colte salendo al CORNA PIANA. Nella luce di un’alba ventosa, nel buio apparente di una notte di luna piena.


Immagini rubate

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categoria:nevicata, in fuga
sabato, 03 febbraio 2007

Ognuno sta solo
sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
Salvatore Quasimodo

adamello

A Cri e agli amici
che senza un motivo
ci hanno lasciato
e che vorremmo avere
ancora al nostro fianco.
Ai magici momenti
che ci regalano
dove, tra sogno e realtà,
inquieti li ritroviamo.

ghiaccio

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categoria:in fuga