lunedì, 28 maggio 2007


Larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione.
Matteo - 7,13

wallpaper
postato da: tarantolaorme alle ore 00:35 | Permalink | commenti
categoria:impennata
domenica, 27 maggio 2007


Siamo lieti di segnalarvi che Orme.tv ha collaborato con l'ultimo numero di Tuttomtb fornendo parte del reportage fotografico della Sea Otter Classic. Il risultato pubblicato è quello che vedete qui sopra.
Vi aspettiamo in edicola!

postato da: tarantolaorme alle ore 23:53 | Permalink | commenti
categoria:in fuga, impennata
domenica, 27 maggio 2007





Sabato mattina non credevamo ai nostri occhi quando dalla seggiovia di Sestola abbiamo visto questo...
In gran segreto, da circa una settimana, Erik "il canadese" sta progettando e realizzando alcuni nuovi tracciati che scendono paralleli all'impianto di risalita. Tutto completamente di "scuola francese", ovvero tanta velocità, paraboliche, salti doppi e tripli. Noi che siamo assidui frequentatori di Sestola siamo felici.
Ora impazienti aspettiamo solo l'apertura...









postato da: tarantolaorme alle ore 23:39 | Permalink | commenti
categoria:in fuga, impennata
mercoledì, 23 maggio 2007
Gattone. Ovvero brivido felino a 7 vite.
Nulla a che fare con Maurizio Seimandi.



Un grosso gattone nero ci ha attraversato la strada.
Si è alzato sornione e flessuoso.
Grande occhiate di sfida. Intere serate a ripercorrerne la linea.
Un sol balzo e mille riconcorse.
Presto ne apprezzeremo le fusa...

Promemoria del gattone (wallpaper)
Foto Carletto_Orme.tv

Uno speciale ringraziamento agli etilici per la costruzione del gattone.
postato da: tarantolaorme alle ore 16:33 | Permalink | commenti
categoria:impennata
giovedì, 17 maggio 2007
Year after year
Running over the same old ground
What have we found?
The same old fears
Wish you were here
Wish You Were Here” - Pink Floyd



Noi non lo sentiamo. Il cellulare squilla! Lassù oltre le creste, abbandonato nell’auto chiusa. Oltre il belvedere il vuoto ci ha risucchiato, laggiù in fondo alle gorges, inesorabilmente, doppia dopo doppia. Il sole accarezza la profumata macchia provenzale, mentre sfiliamo l’ultima corda doppia e ci prepariamo a ripartire verso l’alto, cercando la nostra via su quelle immense pance grigie e gli incombenti muri rossastri.
Noi non lo sentiamo. Lassù il cellulare squilla. Impegnati a giocare con la gravità, che pian piano vinciamo e che pazientemente ci lascia scivolare verso l’alto, non badiamo alle nuvole nere, scure e minacciose. Il vento le spinge da oltre le creste e loro precipitano verso il fondo. Gonfie gocce d’acqua bagnano grigie gocce di pietra ed evaporano, veloci. Raffiche di vento ci investono violente, fredde.
Noi non lo sentiamo. Lassù il cellulare squilla. Nelle nostre orecchie rimbomba il cupo suono dei tuoni, oltre le creste la natura da prova della sua forza, chicchi di grandine scendono nel vuoto oltre le nostre spalle. Squarci d’azzurro verso sud, lasciano passare lame di luce. Siamo nel cuore rosso della parete, protetti dalla grande pancia grigia di Pichenibule, la roccia è sorprendente per le forme e le miniature che il tempo, l’acqua ed il vento han saputo creare, microcosmi perfetti che consumano la nostra pelle, giardini minerali che catturano i nostri sguardi curiosi.
Il cellulare continua a squillare, ma noi non lo sentiamo, lontani e protetti da una mano di pietra. Sospesi su un ginepro secolare, che in quel mondo arido ha trovato il suo spazio ed un senso al suo esistere, proviamo a continuare la nostra scalata. Un muro di gocce d’acqua scorre veloce verso il basso dietro di noi, il vento continua a portare il sordo brontolio dei tuoni. Continuiamo a salire ma la parete sopra di noi è completamente bagnata, dobbiamo desistere. Altre doppie ci depositano ai piedi della parete, gli elementi si sono placati, il bosco e le rocce grondano acqua, l’aria è tersa, pulita e profumata. Ci incamminiamo lungo il fondo delle gorges, mentre lo sguardo continuamente si alza verso i grandi muri di calcare, su in alto sino alle creste.
Continuiamo a non sentire il trillo del telefono lontano, tristi notizie ci attendono, il dolore è sempre dietro l’angolo pronto ad investirci, a metterci alla prova, a riportarci con i piedi per terra, a ridarci le dimensioni dei nostri limiti di piccoli ed effimeri esseri umani. Le nuvole strappate dal vento lasciano spazio al cielo azzurro e profondo, sbuffi d’umidità salgono dai boschi, la luce radente del sole da corpo e forma al paesaggio che ci circonda, mentre camminiamo sull’asfalto, sperando in un passaggio che ci riporti sulla strada delle creste.
Apriamo l’auto, uno sguardo di rito al cellulare. Troppe chiamate dagli amici, qualcosa non va, non ha senso. Il materiale abbandonato sull’asfalto bagnato, noi seduti su un masso a bordo strada, la voce di Ennio che ci giunge lontana dal telefono: “Sergio non c’è più.” poche altre parole seguono. Lo sguardo lucido corre lontano e vaga sulle morbide forme dell’altopiano, foglie verdi e coriacee stillano gocce d’acqua, che brillano nella luce della sera, lacrime cadono colpite da un raggio di sole.



Da questo luogo ti saluto e mi piace pensare alla tua persona che, seduta per sempre sulla vetta di una grande montagna, sorridente osserva il mondo, le nostre vite e i nostri goffi tentativi per cercare di dare un senso a tutto ciò. Noi continueremo a vivere con passione cercando di non sprecare il poco tempo che abbiamo, con passione ed intensità cercheremo di fare le cose che più amiamo. Tra queste cose ci sono le montagne e l’inutile ma prezioso desiderio di salirle. Sotto il tuo sguardo attento … noi continueremo a scalare e sapremo sempre dove poterti trovare. Ciao Sergio.

… e noi continueremo a scalare - Immagini dal Verdon
postato da: MauOrme alle ore 23:38 | Permalink | commenti (3)
categoria:in fuga, oltre la verticale
giovedì, 17 maggio 2007
Essenzialmente odio il termine freeride quando cerca commercialmente di vendere un'interpretazione libera e fantasiosa del vivere lo sport.
Essenzialmente odio questi inglesismi che perfettamente sintetizzano un concetto ma allo stesso tempo lo storpiano generalizzandolo e creandone un'etichetta.
Ad ognuno il suo freeriding, punto e basta.
Per fortuna poi capita che sotto questa etichettona nasca anche qualcosa di interessante e sincero come il "Mtb Freeride Awards"; con un nome così me ne vorrei correre a gambe levate dalla parte opposta, ma invece conosco chi muove le fila di questo evento e ho la sensazione che possa essere qualcosa di buono...



A parte la tronata del nome da sipario internazionale che tenta di scimmiottare un evento red bull (spero mi sia concessa questa critica), il succo dell'evento è grandioso.

Possiamo esserne certi perchè Orme incuriosita dalla faccenda ha preso parte alla prima tappa che si è svolta in Alta Val Trebbia, in provincia di Piacenza sotto l'attenta regia degli amici del Bissaboga.
Un'idea di giornata nuova dove la massima attenzione è concentrata sull'eleganza e lo stile di guida e non per ultima, sulla celebrazione dell'amicizia. Nessun cronometraggio, nessuna bagarre ma soltanto delle guide che conoscono i sentieri, ti portano a spasso e nel frattempo osservano chi possa essere il più fantasioso e stiloso nell'interpretare le linee di discesa.



E' così che i criteri di valutazione possono diventare la sponda naturale di un albero che diventa un wallride d'eccezione, oppure l'attenzione e il senso di gruppo nell'aiutare un compagno in difficoltà.

"Mtb freeride Awards" è un'intuizione autentica del vero spirito di intendere questa cosa che se proprio volete chiamate Freeride.
Credo che in Italia tali manifestazioni a livello amatoriale manchino completamente; per questo mi complimento con Freealien, Bissagoba e Crakbike per il lavoro svolto.
Vi aspettiamo alle prossime tappe.



Photogallery
prima tappa "Mtb Freeride Awards"

Domenica 13 Maggio, Alta Val Trebbia (Piacenza)
postato da: tarantolaorme alle ore 15:08 | Permalink | commenti
categoria:in fuga, impennata
lunedì, 07 maggio 2007


Un leggero sorriso,
lo sguardo vero il cielo,
mani agili
dirigono fili invisibili.
Intorno, decine di forme
variopinte sfidano la gravità.
Un desiderio di leggerezza
anima i compagni di un giorno.
Una fragile danza,
di cielo e di terra.
Il vento riempie e svuota
lo spazio intorno.
Uccelli volano, indifferenti,
verso il mare.

Cervia, 25 aprile 2007 - Cristina

LE IMMAGINI

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categoria:in fuga
giovedì, 03 maggio 2007


Accompagnati dal canto del cucù, avventurati tra antiche mulattiere, il nostro insaziabile e tormentato abbraccio pedalante ha assaggiato una nuova e appetitosa signora: il Parco del Monte Cucco nel cuore dell'Umbria.

La nostra prigionia per alcuni giorni e' un labirinto buio e delicato di verdi foglie, morbido muschio e affilate rocce carsiche. Una camera con vista su indimenticabili pendii aromatizzati talvolta da secchi cambi di direzione, talvolta da veloci e ludici singletrack guidati fino all'eccesso del piacere.
A conferma delle nostre intuizioni in costante sospensione tra fatica fisica e attrazione gravitazionale è un incredibile canyon che impegna la nostra fantasia per momenti che si fissano in controluce al tramonto di una giornata che conta quasi dieci ore di sella.



Nessuno, neppure un folle si avventurerebbe in questo angolo di appennino umbro sfidando una montagna di metri di dislivello dichiarati "non ciclabili".

I folli si precipitano là dove gli angeli non oserebbero posare il piede.
Alexander Pope. Saggio sulla Critica

Photogallery delle giornate all-mountain umbre

30 aprile, 1 maggio 2007,
Parco del Monte Cucco, Scheggia-Pascelupo (PG), Umbria
postato da: tarantolaorme alle ore 09:02 | Permalink | commenti
categoria:impennata