Quelli che stanno a nord - Vivere in montagna da alpinisti.

L’altro giorno io e Daniele abbiamo ripetuto la Via Placido Piantoni, la superdirettissima che sale lo scudo rosso e giallo posto al centro della Nord della Presolana, grande esposizione, roccia più che bella … entusiasmante. Grande rispetto ed ammirazione vanno a quegli alpinisti che negli anni “70, senza utilizzo di chiodi a pressione hanno salito in tre giorni questo muro impressionante. Tranne una breve sezione al decimo tiro, ancora da liberare, tutta la via è stata salita in libera.
Qui trovate le immagini rubate in parete - photogallery
Questo è stato il primo passo per realizzare un progetto, nuovo ed appassionante, che vi lascio raccontare da Alberto.

Dove.
La parete Sud del Pizzo della Presolana è come adagiata sui prati, bella e assolata. Mucche, case e alberghi distribuiti casualmente, automobili in fila sul nastro di strada che si snoda verso il Passo omonimo. A Colere le case sembrano più piccole, più vicine, sotto la parete Nord che incombe enorme, alta, lunga e ferma. Qualche escursionista si è probabilmente chiesto “Ma la gente che vive sotto una parete così, che gente è...”. La Valle di Scalve appare già dal Passo della Presolana come un mondo a parte, Colere mi è sempre sembrato un paese a parte in un mondo a parte.
Cosa.
C’è sempre, ma forse è solo un problema mio e allora dirò: io ho sempre una forte titubanza a progettare filmati da realizzare in montagna, con la gente che vive in montagna. Mi viene in mente lo slogan “Niente su di noi senza di noi”, anche se l’ambito è un altro. Lo slogan, che ha a vedere con gli studi sulla disabilità, in questo caso mi pare utile per evidenziare una distanza da colmare, anche se la “disabilità”, in questo caso, è mia. Chi non abita in montagna mi sembra che debba trovare un accompagnatore, un interprete, un mediatore culturale, soprattutto se vuole raccontare un incontro “vero”, anche se non è facile spiegare questo “vero”. Vlada Petric parlerebbe di autenticità ontologica, ma lasciamo stare Vlada Petric....
Chi.
Maurizio mi ha mostrato un filmato, fortunosamente ritrovato che racconta una prima salita della Parete Nord della Presolana attraverso una via di grandi difficoltà alpinistiche. È l’agosto del 1978, protagonisti quattro forti alpinisti di Colere. Fra loro Livio Piantoni, guida alpina, che insiste perché la salita sia documentata con il filmato, della durata di circa quaranta minuti, montato con lo stile ironico in voga in quel periodo, anche se talvolta fa capolino un modo eroico, che però non è ampolloso e neppure sgradevole.
Livio Piantoni trovò la morte in una tragica spedizione sulle Ande nel 1981. Suo figlio Roby, nato nel 1977, ha ritrovato il filmato. Roby è guida alpina come il padre e in questo momento è uno dei più forti alpinisti bergamaschi, nel 2006 ha salito l’Everest senza ossigeno.
Il chi con il cosa.
Abbiamo pensato di fare due proposte a Roby Piantoni.
La prima proposta è stata quella di ripetere la via aperta dal padre quasi trent’anni fa, con l’obbiettivo di “liberarla”, di percorrerla cioè usando i chiodi solo come sicurezza e non per progredire. Ha accettato con un entusiasmo cui non eravamo preparati: la via sarà salita da Roby e da Yuri Parimbelli, a sua volta guida alpina e fortissimo alpinista. La via, in questi trent’anni è stata ripetuta pochissime volte, questo per dare un’idea della difficoltà. Maurizio con Daniele ed altri alpinisti riprenderanno tutta la salita da più punti, direttamente in parete. Vogliamo ottenere immagini di grande qualità tecnica e spettacolare.
La seconda proposta, apparentemente meno ardita, è in realtà molto delicata e importante dal punto di vista cinematografico: Roby Piantoni è diventato il nostro “mediatore”, alla ricerca dei protagonisti della salita del 1978. Cercheremo di raccontare con il suo aiuto la vita di questi abitanti di Colere che non sono rimasti insensibili al fascino della Parete Nord della Presolana. È più facile prevedere il successo di una difficile ascensione che prevedere la riuscita di un incontro che si svolge con la ingombrante presenza di una telecamera, quando il fine è l’autenticità che già improvvidamente ho evocato.
La montagna è una risorsa? Non so ancora se i testimoni di quella salita saranno “testimoni privilegiati” del vivere la montagna, ma non vogliamo rispondere a grandi domande, ci basta, per il nostro racconto, sapere che la linea che hanno trovato sulla roccia della Presolana, documentata trent’anni fa con una pellicola, sia la stessa linea che filmeranno oggi le nostre telecamere.
Alberto Valtellina, luglio 2007