domenica, 23 dicembre 2007
Ancora un contributo da Ivo


Questa sarà una bellissima storia, dico sarà perchè oggi è solo iniziata e quello che ho in testa lo scriverò quando la storia sarà finita. Intanto vi spiego l'inizio. Oggi sono andato sulla ovest del Grignone per tentare la prima ripetizione solitaria della Magic Line, aperta da Benigno Balatti e compani, ripetuta una sola volta da Festorazzi-Galperti-Melesi, tre locali.
La via si forma quando ad inizio inverno non nevica tantissimo e fa freddo, poi a gennaio, gira il sole e tutto si disfa. Adesso è quasi formata, magra come sempre, effimera come mai.... Mentre andavo alla base ho trovato proprio Lorenzo Festorazzi intenzionato a tentare da solo propio la Magic.Line. Ok si sale insieme, ognuno nel suo mondo, ma UNITI dall'AMICIZIA, lui di lecco io forestiero. Siamo saliti incontrando veramente delle difficoltà, una linea bellissima e moderna, un bel must di misto. Arrivati sotto la lunghezza piu pericolosa, Lorenzo mi ha detto che forse lui, non ci sarebbe riuscito, io ero con le picche già appoggiate e stavo partendo per il non ritorno, l'ho guardato e ho capito che eravamo saliti in 2 e in 2 avremmo fatto la solitaria, è un gioco di parole, ma è cosi. Son tornato indietro e siamo andati nel classico e BELLO canalone centrale fino in Cima.
Torneremo con un anello di corda ciascuno e prima uno poi l'altro tenteremo protetti da 2 chiodi alla base dei 5 metri
sottili. Credo nell'amicizia e non mi cambia la vita ritornare la prossima settimana per ritentare la doppia prima con una persona che desidera quanto me farla. Alla prossima e se mi riesce, un racconto che viene dal Cuore.
Ivo - 8 dicembre 2007



Scusatemi! Vi devo chiedere scusa. Avevo promesso di scrivere una storia, ma la gioia per questa ripetizione è talmente tanta che preferisco che parlino le foto.
La Magica Linea del Grignone è una via fantastica, intuito e bravura del Ben, una sola ripetizione, e adesso una solitaria, anzi una doppia solitaria. Ho incontrato Lorenzo, oggi siamo ritornati. La via è veramente super e effimera, ghiaccio, roccia e neve. Arrivati sotto il passo chiave, ho piantato 2 chiodi e messo un cordino, mi sono legato 10 metri di corda e sono partito, uno, due, tre tentativi, poi dopo che i ramponi avevano tolto il poco ghiaccio ho messo un altro chiodo con cordino, infilato le punte di un rampone, chiuso gli occhi e tirato su. Atti unici e indescrivibili, piano piano su una crosta verticale di ghiaccio sono arrivato in un punto tranquillo a corda finita, l'ho sganciata e la stessa manovra l'ha fatta Lorenzo che è salito molto più agevolmente. Poi, via. Ancora ghiaccio sottile e la nebbia è sparita, regalandoci la cima e la prima solitaria in due della via. Ognuno nel suo mondo, ognuno nei suoi pensieri. Una gran via, degna della famose salite del bianco. CONSIGLIATISSIMA, magari legati!!
Ivo – 15 dicembre 2007

Le IMMAGINI del tentativo e della salita


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categoria:granita, oltre la verticale
lunedì, 03 dicembre 2007
Devi credere che al mondo
non c'è niente di impossibile.
Se atterri nell'ombra ricorda
la luce anche s'è nascosta.
Pensa leggero, come un foglio leggero,
assecondando anche le curve violente.
Vola leggero su di un foglio leggero,
la paura appesantisce la mente.
Cristina Donà "Migrazioni"




Anche quest’anno si inizia a migrare tra valli buie ed ombrose, tra le pieghe nascoste dei monti, dove la luce a fatica penetra, dove l’acqua si ferma. Nonostante il timore che queste effimere architetture incutono, non si può resistere al fascino delle algide sirene. Si vorrebbe far finta di niente e continuare ad accarezzare la solida roccia, che non muta con l’alternarsi delle stagioni, ma il richiamo non può restare inascoltato. Così si ricomincia il gioco con le proprie paure, i propri fantasmi, lentamente, cercando un delicato equilibrio per potersi infine muovere leggeri.
E come d’incanto sentire il piacere impadronirsi del corpo, mentre la montagna muta osserva.

Granita in Val d’Avio: La Funicolare - LE IMMAGINI
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categoria:granita
lunedì, 03 dicembre 2007

Seve quella mattina si alzò presto, come tutte le volte che il desiderio di salire tra i monti lo coglieva, con urgenza. Camminò di buon passo, risalendo la valle fino al limite dei boschi. Vagabondò tutto il giorno in quel labirinto di pietra, scoprendo stupito piccoli luoghi, dettagli sempre nuovi ed ampi spazi in cui perdersi. Nel tardo pomeriggio si fermò contro un grande masso. Lo sguardo spaziava tutt’attorno, le creste infilzavano la luce della sera mentre la valle sprofondava nelle nebbie. Assorto lo colse il buio, si preparò per la notte e presto scivolò nel sonno.


Il bruciore era acuto, intenso, quasi piacevole. Grumi di sangue rappreso si sciolsero nell’acqua trasparente e salmastra. Si sciacquò i graffi mentre lo sguardo scivolava su quella superficie verde smeraldo, leggermente increspata dalla brezza del primo mattino. Oltre il sentiero la macchia compatta e scura lo accolse, le spine ricurve dello smilex e quelle legnose della ginestra avevano lasciato il loro segno sulla pelle. Dalla fitta vegetazione emergevano sterili dossi di terra rossastra su cui giocare. Infine una barra di ciottoli bianchi giaceva incastonata nella scogliera, calcare eroso dal vento e dal mare in mille lame taglienti. Tutte le valli dovrebbero portare in un posto simile. La bici, lo zainetto ed i vestiti giacevano abbandonati sulla spiaggia, lentamente si immerse ed iniziò a scivolare sull’acqua, con lente e lunghe bracciate, senza prendere nuova aria sino a sentirsi scoppiare i polmoni. Godeva di quell’abbraccio ristoratore, della confusa vista subacquea, di un senso d’asfissia crescente.


Un lampo squarciò il nero della notte ed il suo sonno, una lama di luce si disegnò dietro le palpebre, le aprì. Ma dov’era? Una manciata di secondi per capire, per ricordarsi. Oltre il sentiero aveva trovato torbiere gonfie d’acqua, circondate da magre praterie d’alta quota, ghiaioni e più su ancora ghiaccio e roccia. In ogni valle che percorreva, amava perdersi e ritrovarsi, rincorrendo le labili tracce del bestiame o dei camosci, seguendo un torrente rumoroso smarrendosi nei suoi sogni. Nel buio riconobbe la linea nera tra la tenebre e la roccia, al suo riparo si era rifugiato per la notte. Sentì l’ingombro dello zaino sotto il capo ed il calore del sacco piuma avvolgere il suo corpo. Il vento portò l’odore acre ed intenso della terra e dei pascoli bagnati, aria fredda e piacevole che sapeva di ghiacciaio ed acqua scivolò sul viso. Sentì il ritmo serrato delle gocce accolte dalla terra, si accostò ancora di più alla roccia e chiuse gli occhi.


L’ossigeno arrivò, violentemente, risucchiato dai polmoni, pochi secondi per sentire la vita entrare con forza dalla bocca spalancata oltre la spalla. Continuò a scivolare su quel mare, respirando regolarmente, afferrando ad ogni bracciata appigli liquidi da stringere leggermente e da tirare sotto il corpo, per spingerlo ancora più avanti. Il fondale sprofondava sotto di lui tra ripide pareti di roccia, sempre più lontano, più indistinto, più blu. La valle continuava la in fondo e chissà dove avrebbe avuto fine.


Una folata di vento, tesa e gelida, gonfiò il sacco piuma. La luna alla sua ultima settimana salutò l’improvviso risveglio. Una striscia chiara all’orizzonte annunciava il nuovo giorno, le creste abbracciavano la valle incorniciando un cielo ancora scuro e trapunto di stelle. I temporali della notte avevano regalato trasparenza all’aria dei monti, allo spazio racchiuso in quella valle. Lentamente si preparò insieme al nuovo giorno, mentre le prime luci del sole accendevano come una torcia la parte sommitale della parete. Appoggiò le mani sulla roccia, ne apprezzò la grana e la ruvidezza, con piacere strinse gli appigli, delicatamente, iniziò a salire cercando fluidità ed equilibrio. Non pensava a nulla, tutto era azione e percezione, nessuna elaborazione appesantiva la semplicità dei gesti.



In certi momenti il desiderio di astrarsi era impellente, tentare di fuggire con la mente dal corpo, per veleggiare sopra quella macchina di ossa e muscoli, osservarla nei movimenti, percepirne il lavoro e la fatica, cercare di intuirne le incertezze, i limiti, i difetti, magari apprezzarne la fluidità o sorridere per la goffaggine. Appiglio dopo appiglio giunse dove la valle nasceva, si guardò intorno, la costa era lontana, respirò, prese più aria che poté e si tuffò. In verticale scese, avvolto nel blu, là avrebbe trovato altri sentieri, altri monti, altre valli.

le immagini oltre il sentiero … IL BLU e L’AZZURRO

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categoria:in fuga, oltre la verticale, impennata