
Dedicato agli amici che anche quest’anno si son messi in gioco, con un numero sul corpo, per gustarsi nuovamente il viaggio che ti conduce al termine di un altro IronMan.
Quale colonna sonora migliore potevamo desiderare per questa avventura?
“Triathlon” Cristina Donà

porterò a destinazione
questo corpo calpestato
dalle tue rigide mancanze.
Ho attraversato giorni da diluvio universale,
ora so scivolare sull’acqua...è una questione orizzontale.
Scivolerò sui tuoi rimpianti
mai pianti con me.
Scivolerò, ma il tuo amore dov’ era?
Tengo al minimo il battito,
controllo che il respiro non ceda.
Tengo al minimo il battito,
controllo che il respiro mi segua.

La ruota davanti m’implora di non insistere con la pressione.
Il cuore sul manubrio
sembra pronto a decollare.
Hai trasformato pianure in salite devastanti,
ora tornerò a sognare coi miei occhi scintillanti.
Aumento la distanza, il vantaggio su di te
e non aspetto che qualcun altro provveda.
Tengo al minimo il battito,
controllo che il respiro non ceda.
Tengo al minimo il battito,
controllo che il respiro mi segua.

I piedi toccano terra, comincerà la resurrezione.
E’ l’ultima parte di fuga, vedo la polvere che si solleva.
Fuori da un passato confuso con dentro l’alibi di una visione,
continuerò la corsa, ma non sono più preda.
Tengo al minimo il battito,
controllo che il respiro non ceda.
Tengo al minimo il battito,
controllo che il respiro mi segua
categoria:born to run, in fuga, impennata



“Corse per tutto il giorno, senza mai fermarsi per riposare. Sembrava fosse fatto per correre e correre per sempre. Il suo corpo d’acciaio ignorava la fatica, e anche quando la fatica iniziò a farsi sentire, l resistenza che aveva ereditato dai suoi antenati lo aiutò a continuare senza sosta in quello sforzo e a spingere sempre più avanti il corpo dolorante.”
Sarebbe bello essere un lupo, sarebbe bello avere un corpo d’acciaio, ma siamo uomini: piccole insulse inermi macchine di carne ed ossa. Sarebbe bello nuotare, pedalare, correre per ore ed ore senza sforzo, ma ciò non è del nostro mondo, non è nelle nostre possibilità. La forza di gravità ci richiama, ci lega indissolubilmente alla terra, l’attrito consuma lentamente le nostre energie. Ciò che abbiamo ereditato dai nostri antenati è la caparbietà, la curiosità per spingerci ancora un po’ più lontano e frugare oltre il nostro orizzonte. Per ritrovarci sempre uguali e sempre diversi al di là dell’ultima meta, pronti per un nuovo inizio. Soddisfatti e felici.

