lunedì, 14 luglio 2008

C'è un temporale in arrivo
C'è un temporale in arrivo senti l'elettricità
C'è un temporale in arrivo sulla mia città
Porta novità porta novità
Il lupo perde il pelo io perdo le occasioni
Ma non so perdere il vizio delle emozioni
“Temporale – Jovanotti”

La musica gira nel lettore. E’ buio. Piove. Lampi rischiarano il cielo sopra i monti. Colonne di fuoco scaricano a terra la loro energia. Istantanei disegni, bizzarri s’imprimono sulla retina. Elettrici reticoli simili a radici sprofondano dal cielo sulla terra. L’autostrada scorre veloce verso casa, mentre i pensieri e le parole sono rimasti in un luogo d’incanto: Mongioie.


Mai avei pensato di scalare al Mongioie. Da tempo ci pensavo, ma quando si organizzava un’uscita altre mete prendevano il sopravvento. La perturbazione temporalesca di questo fine settimana ha portato grandi novità a noi viziosi, così abbiamo scelto questa nuova meta ed abbiamo potuto assaporare emozioni intense. Ora la strada è aperta e sicuramente torneremo in questo angolo sospeso tra la terra e il cielo. Incanto: l’architettura dei monti, la roccia compatta dalla particolare aderenza, la nebbia che gioca con il sole, i colori del prato che stordiscono, le chiacchiere con il malgaro, la calda accoglienza del rifugio, i crinali che si perdono sino al mare. Due giorni intensi, una cascata d’immagini ed emozioni che non voglio raccontare ma che sicuramente vorrò rivivere.


Le immagini: photogallery
Rifugio Mongioie: info


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categoria:oltre la verticale
mercoledì, 30 aprile 2008
La corda continua a scorrere tra le mani,
e noi siamo al secondo tiro,
la mente continua a vagare,
il compagno sale con gesti precisi e fluidi.
Scalare non è un'attività per chi ha fretta,
per chi vuole consumare velocemente.
Scalare richiede attenzione, pazienza, concentrazione.
In parete hai molto tempo per pensare e riflettere
su ciò che hai fatto e ciò che farai,
sui ricordi passati e sui sogni futuri,
sulla storia che passa
e su chi ha lasciato con discrezione un segno.

QUELLI CHE STANNO A NORD
è una salita lunga trent'anni, una storia di storie, di frammenti, di piccoli segni.


VENERDI' 3 maggio ALLE ORE 21

presso La Sala Congressi di Selvino


all'interno della manifestazione
UNA MONTAGNA DI SPORT

presentiamo il film-documentario

QUELLI CHE STANNO A NORD
Io non ci sarò, YURI e ALBERTO avranno l'onore
di essere gli esclusivi anfitrioni della serata




per maggiori info - QUELLI CHE STANNO A NORD
postato da: MauOrme alle ore 15:55 | Permalink | commenti
categoria:oltre la verticale
sabato, 05 aprile 2008
Ieri sera a clusone 300 persone alla prima di Quelli che stanno a nord.
In sala c'era una bella atmosfera,
forse siam riusciti a fare sentire le persone un po appesi sulla nord della Presolana,
forse siam riusciti a raccontare una storia, tante storie, tanti frammenti
che poi ognuno cucirà con il propio filo dell'immaginazione.
Grande soddisfazione per la prima produzione cinematografica
che ha visto Orme direttamente coinvolta fianco a fianco con lab80.
Grazie a chi c'era,
per chi se l'è perso
abbiamo altre date
restate sintonizzati

PS - ogni commento e/o critica è ben accetto, lasciate sotto le vostre parole.
postato da: MauOrme alle ore 13:11 | Permalink | commenti
categoria:in fuga, oltre la verticale
martedì, 01 aprile 2008
La corda che scorre tra le mani, la mente che vaga,
il compagno che sale con gesti precisi e fluidi.
Scalare non è un'attività per chi ha fretta,
per chi vuole consumare velocemente.
Scalare richiede attenzione, pazienza, concentrazione.
In parete hai molto tempo per pensare e riflettere
su ciò che hai fatto e ciò che farai,
sui ricordi passati e sui sogni futuri,
sulla storia che passa
e su chi ha lasciato con discrezione un segno.

QUELLI CHE STANNO A NORD
è una salita lunga trent'anni, una storia di storie, di frammenti, di piccoli segni.


VENERDI' 4 APRILE ALLE ORE 21

presso il Teatro dell'Oratorio di Clusone
grazie all'organizzazione e all'ospitalità del CAI di Clusone

presentiamo il film-documentario

QUELLI CHE STANNO A NORD


locandinaClusone480

per maggiori info - QUELLI CHE STANNO A NORD
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categoria:in fuga, oltre la verticale
venerdì, 28 marzo 2008


Difficile parlare della bellezza
che ti sfiora nei luoghi d'ombra
Difficile esprimere la poesia
sospesa nell'immobilità del gelo
Forme fredde, forse immobili
E sotto la crosta
l'energia si accumula, la vita pulsa,
le gemme si gonfiano e l'acqua scorre.
Un senso di sospensione
cattura i sensi
prende per mano
mostra piccoli scrigni
di poesia e bellezza

Ancora una volta in Val d'Avio: IMAGES
postato da: MauOrme alle ore 13:09 | Permalink | commenti (2)
categoria:in fuga, oltre la verticale
venerdì, 04 gennaio 2008

Polenta e taragna
Per 500 kg di farina mettere 2 litro e mezzo di acqua
in una pentola, salare e portare ad ebollizione.
Versare la farina a pioggia mescolando
energicamente per non far formare grumi.
Abbassare il fuoco e continuare la cottura,
sempre mescolando, per circa 40/45 minuti.
Alzare la fiamma, aggiungere un pezzetto di burro,
300/400 gr di formaggio semigrasso tagliato a fettine,
mescolare qualche minuto e rovesciare sul piatto di portata.




Ventisei dicembre, si deve smaltire, evitare di accumulare adipe. Ieri è stato solo un primo round, mi aspetta ancora il cenone di capodanno.
Che fare? Dare retta a Daniele e nel dubbio … allenarsi!
Quindi parto signorile da casa poco prima delle sei ed in compagnia di quei brutti ceffi dei miei amici, che raccatto per strada, salgo a Valbondione per una grande abbuffata. Alle sette iniziamo a camminare con l’obbiettivo di gustarci una gran bella “fetta di polenta”, godendoci in salita la bianca farcitura sul bordo sinistro e in discesa quella sul bordo destro. Si! Avete proprio letto bene, siamo ingordi e vogliamo sbafarci una grande “fetta di polenta”, ma non di farina gialla, bensì di roccia scura e scistosa, incastrata tra il Redorta e lo Scais, snobbata dai cartografi, che si limitano a scrivere “quota 2997”, insomma un tremila mancato per poco.
La salita verso il rifugio è come da copione, mentre il buio si scioglie nell’alba, Daniele ed Ennio mi staccano, mi getto all’inseguimento e sarà così per tutta la giornata, eterno fanalino di coda, quindi ogni scusa è buona per fermarsi a fare due foto. Al limite del bosco le betulle incrostate di brina adornano gli speroni rocciosi che salgono vertiginosi verso le cime più alte delle Orobie. Oltre il rifugio il sole ci coglie e l’ingresso nella conca del laghetto di Coca ci offre uno spettacolo maestoso. L’ombrosa ferita del canalone Tua ci attende ed in punta di picche e ramponi la percorriamo, parecchie sono le sezioni di misto, e dove il canale si strozza le colate di neve ci investono continuamente. La corda esce dallo zaino, superiamo il muretto della grotta, faccio finta di salire da primo, ma cedo presto l’onore a maestro Ennio.



Che ambiente, le colate di neve lo rendono ancora più severo- Insomma questa fetta di polenta dobbiamo proprio guadagnarcela, altro che accumulare altra adipe, qui ci tocca bruciarla velocemente. Le foto si sprecano. Mentre Daniele implacabile macina metri davanti a noi, io ed Ennio ci divertiamo con le nostre macchinettine delle somiglianze.
Dalla forcella, dove il canalone Tua termina, individuiamo il percorso di cresta che porta al colletto nord, dove ci aspetta la discesa dal canale Centrale. Con attenzione scendiamo, al laghetto una breve pausa per sistemare gli zaini e poi giù, facendo a gara con la sera che scende ed il buio che incalza e ci coglie ormai immersi nella faggeta.
Chissà perché i sentieri in discesa sembrano sempre più lunghi ed interminabili. E’ buio quando attraversiamo il ponticello sul Serio, questa “Fetta di polenta” ce la siamo proprio gustata, ma che fatica. Una cosa è certa, per la notte di capodanno mi preparerò una bella polenta, farcita di formaggio e me la godrò con calma, senza fatica e con le gambe sotto il tavolo.

Fetta di Polenta – Canalone Tua e Centrale: IMMAGINI E SOMIGLIANZE


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categoria:oltre la verticale
giovedì, 03 gennaio 2008
Il lavoro continua.
Vedere e rivedere, taglare e incollare, montare e smontare.
Parlare, pensare, capire.
Un piccolo assaggio, un frammento,
che dice e non dice, che svela la meta.

IL VIDEO
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categoria:oltre la verticale
domenica, 23 dicembre 2007
Ancora un contributo da Ivo


Questa sarà una bellissima storia, dico sarà perchè oggi è solo iniziata e quello che ho in testa lo scriverò quando la storia sarà finita. Intanto vi spiego l'inizio. Oggi sono andato sulla ovest del Grignone per tentare la prima ripetizione solitaria della Magic Line, aperta da Benigno Balatti e compani, ripetuta una sola volta da Festorazzi-Galperti-Melesi, tre locali.
La via si forma quando ad inizio inverno non nevica tantissimo e fa freddo, poi a gennaio, gira il sole e tutto si disfa. Adesso è quasi formata, magra come sempre, effimera come mai.... Mentre andavo alla base ho trovato proprio Lorenzo Festorazzi intenzionato a tentare da solo propio la Magic.Line. Ok si sale insieme, ognuno nel suo mondo, ma UNITI dall'AMICIZIA, lui di lecco io forestiero. Siamo saliti incontrando veramente delle difficoltà, una linea bellissima e moderna, un bel must di misto. Arrivati sotto la lunghezza piu pericolosa, Lorenzo mi ha detto che forse lui, non ci sarebbe riuscito, io ero con le picche già appoggiate e stavo partendo per il non ritorno, l'ho guardato e ho capito che eravamo saliti in 2 e in 2 avremmo fatto la solitaria, è un gioco di parole, ma è cosi. Son tornato indietro e siamo andati nel classico e BELLO canalone centrale fino in Cima.
Torneremo con un anello di corda ciascuno e prima uno poi l'altro tenteremo protetti da 2 chiodi alla base dei 5 metri
sottili. Credo nell'amicizia e non mi cambia la vita ritornare la prossima settimana per ritentare la doppia prima con una persona che desidera quanto me farla. Alla prossima e se mi riesce, un racconto che viene dal Cuore.
Ivo - 8 dicembre 2007



Scusatemi! Vi devo chiedere scusa. Avevo promesso di scrivere una storia, ma la gioia per questa ripetizione è talmente tanta che preferisco che parlino le foto.
La Magica Linea del Grignone è una via fantastica, intuito e bravura del Ben, una sola ripetizione, e adesso una solitaria, anzi una doppia solitaria. Ho incontrato Lorenzo, oggi siamo ritornati. La via è veramente super e effimera, ghiaccio, roccia e neve. Arrivati sotto il passo chiave, ho piantato 2 chiodi e messo un cordino, mi sono legato 10 metri di corda e sono partito, uno, due, tre tentativi, poi dopo che i ramponi avevano tolto il poco ghiaccio ho messo un altro chiodo con cordino, infilato le punte di un rampone, chiuso gli occhi e tirato su. Atti unici e indescrivibili, piano piano su una crosta verticale di ghiaccio sono arrivato in un punto tranquillo a corda finita, l'ho sganciata e la stessa manovra l'ha fatta Lorenzo che è salito molto più agevolmente. Poi, via. Ancora ghiaccio sottile e la nebbia è sparita, regalandoci la cima e la prima solitaria in due della via. Ognuno nel suo mondo, ognuno nei suoi pensieri. Una gran via, degna della famose salite del bianco. CONSIGLIATISSIMA, magari legati!!
Ivo – 15 dicembre 2007

Le IMMAGINI del tentativo e della salita


postato da: MauOrme alle ore 21:54 | Permalink | commenti
categoria:granita, oltre la verticale
lunedì, 03 dicembre 2007

Seve quella mattina si alzò presto, come tutte le volte che il desiderio di salire tra i monti lo coglieva, con urgenza. Camminò di buon passo, risalendo la valle fino al limite dei boschi. Vagabondò tutto il giorno in quel labirinto di pietra, scoprendo stupito piccoli luoghi, dettagli sempre nuovi ed ampi spazi in cui perdersi. Nel tardo pomeriggio si fermò contro un grande masso. Lo sguardo spaziava tutt’attorno, le creste infilzavano la luce della sera mentre la valle sprofondava nelle nebbie. Assorto lo colse il buio, si preparò per la notte e presto scivolò nel sonno.


Il bruciore era acuto, intenso, quasi piacevole. Grumi di sangue rappreso si sciolsero nell’acqua trasparente e salmastra. Si sciacquò i graffi mentre lo sguardo scivolava su quella superficie verde smeraldo, leggermente increspata dalla brezza del primo mattino. Oltre il sentiero la macchia compatta e scura lo accolse, le spine ricurve dello smilex e quelle legnose della ginestra avevano lasciato il loro segno sulla pelle. Dalla fitta vegetazione emergevano sterili dossi di terra rossastra su cui giocare. Infine una barra di ciottoli bianchi giaceva incastonata nella scogliera, calcare eroso dal vento e dal mare in mille lame taglienti. Tutte le valli dovrebbero portare in un posto simile. La bici, lo zainetto ed i vestiti giacevano abbandonati sulla spiaggia, lentamente si immerse ed iniziò a scivolare sull’acqua, con lente e lunghe bracciate, senza prendere nuova aria sino a sentirsi scoppiare i polmoni. Godeva di quell’abbraccio ristoratore, della confusa vista subacquea, di un senso d’asfissia crescente.


Un lampo squarciò il nero della notte ed il suo sonno, una lama di luce si disegnò dietro le palpebre, le aprì. Ma dov’era? Una manciata di secondi per capire, per ricordarsi. Oltre il sentiero aveva trovato torbiere gonfie d’acqua, circondate da magre praterie d’alta quota, ghiaioni e più su ancora ghiaccio e roccia. In ogni valle che percorreva, amava perdersi e ritrovarsi, rincorrendo le labili tracce del bestiame o dei camosci, seguendo un torrente rumoroso smarrendosi nei suoi sogni. Nel buio riconobbe la linea nera tra la tenebre e la roccia, al suo riparo si era rifugiato per la notte. Sentì l’ingombro dello zaino sotto il capo ed il calore del sacco piuma avvolgere il suo corpo. Il vento portò l’odore acre ed intenso della terra e dei pascoli bagnati, aria fredda e piacevole che sapeva di ghiacciaio ed acqua scivolò sul viso. Sentì il ritmo serrato delle gocce accolte dalla terra, si accostò ancora di più alla roccia e chiuse gli occhi.


L’ossigeno arrivò, violentemente, risucchiato dai polmoni, pochi secondi per sentire la vita entrare con forza dalla bocca spalancata oltre la spalla. Continuò a scivolare su quel mare, respirando regolarmente, afferrando ad ogni bracciata appigli liquidi da stringere leggermente e da tirare sotto il corpo, per spingerlo ancora più avanti. Il fondale sprofondava sotto di lui tra ripide pareti di roccia, sempre più lontano, più indistinto, più blu. La valle continuava la in fondo e chissà dove avrebbe avuto fine.


Una folata di vento, tesa e gelida, gonfiò il sacco piuma. La luna alla sua ultima settimana salutò l’improvviso risveglio. Una striscia chiara all’orizzonte annunciava il nuovo giorno, le creste abbracciavano la valle incorniciando un cielo ancora scuro e trapunto di stelle. I temporali della notte avevano regalato trasparenza all’aria dei monti, allo spazio racchiuso in quella valle. Lentamente si preparò insieme al nuovo giorno, mentre le prime luci del sole accendevano come una torcia la parte sommitale della parete. Appoggiò le mani sulla roccia, ne apprezzò la grana e la ruvidezza, con piacere strinse gli appigli, delicatamente, iniziò a salire cercando fluidità ed equilibrio. Non pensava a nulla, tutto era azione e percezione, nessuna elaborazione appesantiva la semplicità dei gesti.



In certi momenti il desiderio di astrarsi era impellente, tentare di fuggire con la mente dal corpo, per veleggiare sopra quella macchina di ossa e muscoli, osservarla nei movimenti, percepirne il lavoro e la fatica, cercare di intuirne le incertezze, i limiti, i difetti, magari apprezzarne la fluidità o sorridere per la goffaggine. Appiglio dopo appiglio giunse dove la valle nasceva, si guardò intorno, la costa era lontana, respirò, prese più aria che poté e si tuffò. In verticale scese, avvolto nel blu, là avrebbe trovato altri sentieri, altri monti, altre valli.

le immagini oltre il sentiero … IL BLU e L’AZZURRO

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categoria:in fuga, oltre la verticale, impennata
venerdì, 16 novembre 2007
Queli che stanno a nord, non son mai fermi, non son mai paghi. Irrequieti come sempre.
Continuano a cercare, esplorare e rimestare tutto quello che han raccolto questa estate ed alla fine, con la prima neve, han gettato d'impeto nel calderone.
Il fuoco è lento, alcune fiammate portano a bollore la pozione, poi il fuoco si quieta e tiene in temperatura il tutto. Si medita, si riflette e poi via si ricomincia a mescolare, si getta un ceppo tra le fiamme e qualcosa succede ... a voi le prime VISIONI
postato da: MauOrme alle ore 23:13 | Permalink | commenti (1)
categoria:in fuga, oltre la verticale